Cristo è ancora fermo ad Eboli?

Cristo è ancora fermo ad Eboli

No !!! Cristo non è mai stato fermo ad Eboli come in tutto il territorio del derubato Sud dall’Unità d’Italia. Il problema del Sud nasce con l’Unità, perchè da quel momento la Politica Sabauda canalizzo le attenzioni e le finanze dell’Economia Statale verso il Nord (le ricchezze sottratte, con una guerra “mai” dichiarata, al colonizzato e ricco Regno delle Due Sicilie per sanare la disastrata economia del fallito Regno di Sardegna). Dopo 154 anni di Unità il Sud è ancora vittima di quella “scellerata” necessità prima e convinzione poi che sancisce il Nord come esclusivo motore dell’economia italiana.  Di seguito riporto una eccellente analisi del Prof. Gennaro De Crescenzo (Presidente del Movimento culturale Neoborbonico), per quanto ancora accade ad opera della politica italiana, che mi sono permesso di titolare: “EXPO’ A MILANO E POVERTA’ A GAGLIANO*” (*paese della Lucania citato da Carlo Levi nel suo famoso romanzo autobiografico). <<Se diamo solo un occhio alle statistiche degli ultimi anni ci rendiamo conto di ciò che in tanti, neoborbonici o meno, ormai sottolineiamo da tempo: esistono due Italie e la secessione è già avvenuta ammesso che l’Italia sia mai stata davvero unita fin dal 1860. Occupazione, redditi, scuole, ospedali, ferrovie, strade e diritti vari, il Sud presenta parametri inferiori anche a quelli dei paesi più arretrati dell’Europa e in percentuali negative doppie rispetto a quelle del resto dell’Italia. Se il trend legato anche alle nuove emigrazioni giovanili resterà lo stesso, dati alla mano, il Sud entro i prossimi 50 anni non ci sarà più. Colpe delle nostre classi dirigenti locali conniventi e complici di questo sistema (erano e sono classi dirigenti solo se lo accettano). Colpe di classi dirigenti nazionali non migliori delle nostre se solo pensiamo a scandali di proporzioni gigantesche di matrice “padana”  (dalla Parmalat al Monte Paschi, dal Mose all’Expo).  Come diciamo spesso, allora, lo slogan “prima il Nord” non è solo uno slogan leghista ma una vera e propria linea di governo anche quando si tratta e si tratterebbe di scelte magari simboliche. Se un Paese  sa che A non può mangiare e B gira in Ferrari, un Paese “normale” fa quello che deve fare per aiutare A cercando di riequilibrare almeno un po’ la situazione. Le ultime esposizioni universali spagnole sono state organizzate a Siviglia e a Saragozza e non a Barcellona o Madrid. Scandali a parte, in un Paese “normale” l’occasione economica e pubblicitaria di organizzare Expo a Napoli o in un’altra città del Sud e non a Milano, sarebbe stata colta e senza nessun dubbio. Se poi al danno ci aggiungiamo la beffa (il tentativo -fallito- di portarsi a Milano i bronzi di Riace e quello -riuscito- di portarsi a Milano la “Tomba del Tuffatore di Paestum”) il quadro è chiarissimo. Ecco perché chi, soprattutto tra i politici e gli intellettuali meridionali, continua a dire che “è tutta colpa del Sud” si macchia, consapevolmente o inconsapevolmente, di un reato grave perché non fa altro che assecondare questo sistema contribuendo alla fine del Sud. Ecco perché chi dalle nostre parti dice cose del tipo “che fortuna che Milano si è presa la Tomba del Tuffatore” non sa di che parla in termini di flussi turistici ed economici ed è solo pappagallescamente succube dello stesso sistema. Insomma: l’Expo a Milano è solo un segnale, l’ennesimo segnale, chiaro, chiarissimo che esistono già due Italie e che non si vuole per nulla crearne una. E pensare che in giro c’è gente (un po’ idiota, ammettiamolo) che dice che neoborbonici&Co. sono pericolosi perché vorrebbero dividere l’Italia…>>

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