Eletti giudici della Consulta col metodo del MoVimento 5 Stelle

La Corte Costituzionale riunita nel palazzo della Consulta a Roma, 4 dicembre 2012. E' attesa in giornata la decisione della Corte Costituzionale che potrebbe avere ripercussioni sul processo Mediaset, ora pendente in Cassazione, nel quale l'ex premier Silvio Berlusconi è stato condannato per frode fiscale a quattro anni di reclusione e a cinque di interdizione dai pubblici uffici. In particolare, i giudici della Consulta dovranno stabilire se è stata corretta la decisione con la quale, il primo marzo del 2010, il Tribunale di Milano rifiutò di riconoscere il legittimo impedimento di Berlusconi a partecipare all'udienza di quel giorno dal momento che doveva presiedere un Consiglio dei ministri fissato inizialmente per il 26 febbraio ma poi slittato proprio a quella data. ANSA/CLAUDIO PERI

La nomina dei tre giudici mancanti della Corte Costituzionale offre spunto per una riflessione, più ampia e profonda anche a seguito delle accuse mosse da certa politica fortemente intenzionata a far prevalere la sua candidatura, forzando sulla tenuta della maggioranza (stiamo parlando del Partito Democratico (?) e di Forza Italia).

La Legge

La Costituzione, all’art. 135, dispone che i 15 giudici della Corte Costituzionale siano scelti per un terzo dalle “magistrature superiori”, ordinarie e amministrative, per un terzo dal “Presidente della Repubblica” e per un terzo dal “Parlamento” in seduta comune. Per la prima votazione è necessaria la maggioranza dei due terzi e per le successive quella dei tre quinti.

Considerazioni politiche

Da qui nasce la polemica sulla lottizzazione della Corte Costituzionale: quella prassi, cioè, tanto inevitabile quanto ormai consolidata grazie alla quale i partiti, i più rappresentativi, individuano i propri candidati spartendosi le 5 caselle disponibili, tre nel caso dell’ultimo anno e mezzo, indicando personalità spesso legate, più o meno palesemente, al partito. ll dettato costituzionale rende necessaria la scelta condivisa, ma allo stesso tempo, per arretratezza, per ingenuità rispetto alla classe politica o per speranza dei costituenti, non considera o considera tollerabile il rischio che la nomina dei giudici si risolva in una mera spartizione politica.

Il fatto stesso di dare al Parlamento il potere di nominare ben 5 membri su 15 della Corte Costituzionale è segno di due particolari intenti del costituente: la volontà di dare alla politica (parlamento con funzione legislativa) la possibilità di non vedere la propria funzione neutralizzata da altri poteri istituzionali (governo con funzione amministrativa e giudici – magistrature superiori -) .

Infatti la Corte Costituzionale italiana giudica anche nei conflitti fra poteri e, senza una funzione parlamentare come quello della nomina dei giudici si assisterebbe, in un eventuale conflitto tra Parlamento ed altri poteri ad un evidente sbilanciamento della Corte a favore di questi ultimi. Altro intento è quello di dare alla Consulta una prospettiva di giudizio anche politica e non solamente giuridica, così da poter tenere conto dell’esigenza della Corte di stare al passo delle trasformazioni sociali e dare alla Costituzione una lettura aggiornata e a queste ultime orientata. Sotto un’altra prospettiva, invece, ed è la considerazione che sta a fondamento dei forti scontri avvenuti nei mesi scorsi, si potrebbe pensare che un Parlamento che ha il potere di nominare un terzo dei giudici potrebbe potenzialmente incidere, in maniera indiretta, sull’attività della Corte e sulle sue sentenze, indirizzandole a favore dei propri provvedimenti. È per questo che alcuni esponenti politici, salvo poi rinunciare, hanno provato ad opporsi ad alcuni candidati notoriamente di bandiera che, stando alle critiche, avrebbero potuto difendere in conflitto di interessi le riforme del Governo nei prossimi giudizi di ammissibilità referendaria per la riforma costituzionale e di costituzionalità per la legge elettorale. Eventualmente, in occasione della riforma costituzionale, si poteva rivedere la soglia di maggioranza parlamentare attualmente prevista in tre quinti. Considerando che in seduta comune il Parlamento risulterebbe composto da 730 membri, i tre quinti corrisponderebbero a 438 parlamentari. Basterebbe, come è bastato in questa occasione, un accordo con uno solo dei partiti escludendone altri. Se si fosse voluto ricercare un consenso più ampio, così da non dare adito a critiche, si sarebbe potuto alzare la soglia così da garantire un accordo fra più partiti.

In ogni caso, con il sistema attuale, le opzioni in mano ai partiti politici sono due: 1° – chiamarsi fuori dalla scelta qualora la si ritenga fondata esclusivamente su lottizzazioni devianti rispetto allo spirito costituente e si ritenga il candidato un uomo di fiducia di altri partiti;

2° – stare al gioco e proporre il proprio candidato, accettando la possibilità di dover turarsi il naso di fronte alle candidature irremovibili di altri (ciò che ha fatto il M5S per far passare il proprio candidato). – fonte: Carlo Maria Martino –

L’accaduto 

CONSULTA VINTA DAL M5SDopo trentuno fumate nere, il Parlamento definito “irresponsabile” a turno dai presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera, sbloccò l’impasse per l’elezione dei tre giudici mancanti della Corte Costituzionale. Da una parte il Pd decise di mollare Forza Italia dopo la lite pubblica tra Renzi e Brunetta sulle banche e dall’altra resse la richiesta del PD per l’intesa con il Movimento 5 Stelle, che accettò senza passare dalla ratifica della Rete: così il 32 esimo voto in seduta comune sancì l’elezione della terna composta da Augusto Barbera (quota Pd, 581 voti), Franco Modugno (quota M5S, 609 voti e il più votato) e Giulio Prosperetti (quota centrista, 585 voti). Insomma, finì la figuraccia per quello che sarà ricordato come uno dei periodi di stallo più “assurdi” (parola dei suoi stessi protagonisti) della storia del Parlamento. A cambiare l’aria fu la decisione del Pd di abbandonare Forza Italia (e quindi il suo candidato Francesco Paolo Sisto, deputato e avvocato di Verdini e Berlusconi) e cercare la mediazione con il M5S, che compì una scelta “politica” accettando il candidato in quota democratica (Barbera) a patto che passasse il “loro” Modugno. Il Pd, quindi, abbandonò il totem dell’accordo globale “tutti con tutti”, schema che a lungo cercò di mantenere ma che aveva prodotto solo 31 fumate nere e una Consulta monca dal giugno 2014. Forza Italia non digerì l’intesa. “E’ un fatto grave”, disse l’ex Cavaliere Silvio Berlusconi. Quindi i grillini abbandonarono l’opposizione a tutti i costi e persino il “metodo Sciarra“, ovvero la decisione di chiedere alla Rete se accettare o meno la mediazione col PD. Giova ricordare che, nell’autunno 2014, furono proprio gli iscritti M5S ad acconsentire al voto per Silvana Sciarra (proposta dal Pd), in cambio del candidato al CSM Alessio Zaccaria (ratificato dal voto degli attivisti sul blog), operazione che poi effettivamente andò a segno. fonte: il F.Q.

La vittoria della strategia politica a 5 Stelle

“Due volte s’è ricorso al metodo 5 stelle e due volte si è raggiunto l’obiettivo. Più di un anno fa, con l’elezione della professoressa Silvana Sciarra, e poi con i tre giudici mancanti – Modugno, Barbera, Prosperetti – nominati alla Corte costituzionale che finalmente sta lavorando a pieno regime. Nelle altre 30 volte in cui il MoVimento 5 Stelle non è stato coinvolto, sono stati buttati via i soldi dei cittadini, impegnando il Parlamento in votazioni inutili invece di impiegarlo in ciò a cui sarebbe deputato: fare le leggi.
Quelle stesse leggi che, se sono sospettate di non rispettare la Costituzione, vengono giudicate proprio dalla Consulta. Il M5S ha preteso di eleggere personaggi di alto profilo giuridico e accademico. Perché ciò che fa la Corte costituzionale riguarda tutti i cittadini: dalla procreazione assistita all’ingiusta legge Fornero, dal blocco degli stipendi dei dipendenti statali all’abolizione del Porcellum. Tanto per citare soltanto gli ultimi provvedimenti. Grazie al M5S è stata scongiurata la possibilità che alla Consulta andassero politici di professione, prima Luciano Violante per il PD poi Francesco Paolo Sisto per FI, che avrebbero continuato a perseguire gli interessi dei soliti noti. È stato impedito l’accesso anche al collezionista di poltrone Giovanni Pitruzzella, finito incagliato anche in un’inchiesta per corruzione in atti giudiziari.
Il MoVimento 5 Stelle ha reso un servizio al Paese”. fonte: M5S Parlamento

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