Lo sport è unione

Sin da quando abbiamo avuto i primi approcci agli sport, ci sono stati insegnati valori fondamentali di vita: la sana competizione, il sacrificio, la partecipazione, la condivisione, l’unione. Lo sport è il modo per misurare se stessi e per confrontarsi con gli altri, nell’ottica esperienziale della propria ed altrui crescita psico-fisica.

In merito alla condivisione e alla possibilità di partecipazione allargata al maggior numero appassionati, un evento sportivo ha anche una funzione sociale di non poco conto.

A questo proposito prendiamo come spunto di riflessione un nobile sport come la maratona, per i clamorosi fatti accaduti recentemente a Trieste.

Sono sorte polemiche sulla decisione, poi ritirata, dell’organizzatore della Trieste Running Festival, di “escludere gli atleti africani dalla manifestazione podistica“.

Le dichiarazioni del patron Fabio Carini:

Ho sollevato un problema che esiste e che per ipocrisia viene spesso ignorato dagli organizzatori di eventi di running: lo sfruttamento di atleti africani da parte di procuratori che si arricchiscono alle loro spalle”.

Sono scoppiate polemiche sui social, nella rete, sui media tradizionali, sino ad interessare il Governo e la Fidal (Federazione italiana di Atletica Leggera).

La giustificazione è racchiusa nella mera provocazione lanciata perché si potesse attenzionare il problema dello sfruttamento manageriale.

Fabio Carini ha dichiarato anche di essere stato irritato dalla “strumentalizzazione politica”.

Ad ogni modo, contrariamente a quanto comunicato in precedenza, l’organizzazione della gara ha deciso che saranno ammessi anche gli atleti africani.

Dai fatti arriviamo al dunque.

Intanto,

escludere non è il modo migliore per attirare l’attenzione

Ci si domanda se ci sia stato un secondo fine, ovvero:

  • dare grande visibilità all’evento affinché diventi virale, sfruttando un tema “politico” legato all’immigrazione;
  • non accettare atleti africani per motivi raziali o perché hanno la probabilità maggiore di vittoria.

Il fatto più grave, invece, sta nel

sentirsi in piena libertà di escludere a priori qualcuno

Domanda: perché oggi ci si sente politicamente tutelato a farlo?

Siamo al punto che la sfrontatezza e la leggerezza di tali affermazioni rendono vane le rivolte di grandi uomini come Nelson Mandela!

Fonti:

La Repubblica

Rai News

Tgcom24 Mediaset

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