Mezzogiorno alla deriva: subito il #redditodicittadinanza

Rapporto Svimez 2015, il Sud è cresciuto metà della Grecia. Nascite registrano il minimo storico dall’Unità di Italia

Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13%, la metà della Grecia che ha segnato +24%. Non è finita qui: nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l’Unità d’Italia. E per questo il Sud sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili. È un quadro desolante quello fotografato dal rapporto Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che ripresenta ancora una volta la drammaticità della “questione meridionale”, ovvero il divario economico e sociale tra Sud e Nord Italia. Una forbice che invece di stringersi continua ad allargarsi, al netto dei vari annunci dei politici fatti ad ogni tornata elettorale. sud_italia_oki

Il rapporto presentato in questi giorni da Svimez, relativo allo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno ha evidenziato come il nostro Paese cammina, sempre di più, a due velocità diverse, descrivendo un Mezzogiorno sottosviluppato, dove c’è sempre meno lavoro, più famiglie in difficoltà economiche e dove c’è il grave rischio di desertificazione industriale. Sono dati molto allarmanti, che dimostrano le incapacità dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni e che dimostrano, soprattutto, l’inefficienza del governo attuale.

La situazione nel Mezzogiorno è peggiorata, infatti, dall’arrivo del Presidente del Consiglio Renzi che ha contribuito ulteriormente ad aggravare la situazione di abbandono del Sud del nostro Paese. Solo nel 2014, i consumi interni delle famiglie del Mezzogiorno sono calati dello -0,4% a differenza del resto del Paese, dove i consumi sono cresciuti del 0,6%, essendo stata evidenziata, altresì, una riduzione della spesa per beni alimentari del -0,3% che evidenzia la diffusione della povertà relativa. In termini percentuali, l’incidenza di povertà è cresciuta nel Mezzogiorno dal 6,4% al 8,6%, un livello doppio di quello del Nord. In Italia, infatti, è a rischio di povertà il 18,1% delle persone (nel Centro risulta esposto al rischio di povertà 1 individuo su 10, nel Mezzogiorno 1 su 3).

Sempre nel 2014 è diminuito, a livello nazionale, il valore aggiunto del settore manifatturiero dello 0,4% rispetto all’anno precedente. Complessivamente, il valore aggiunto di questo settore è crollato tra gli anni 2008-2014 del 16,7% ed al Sud del 34,8%, vedendo inoltre più che dimezzati anche gli investimenti (-59,3%).

Dal rapporto, emergono, inoltre, notizie poco speranzose per quanto riguarda l’occupazione. Nel 2014, infatti, l’occupazione al Sud è calata di 45 mila unità pari al -0,8% raggiungendo, quindi, il livello più basso dall’anno 1997. L’analisi dimostra che per quanto riguarda l’occupazione giovanile il calo, è ancora più accentuato (- 58 mila unità, pari al -4,2%) soprattutto quello delle giovani donne dove solo 1 su 5 hanno un lavoro.

La drammatica situazione appena descritta, non può fare altro che peggiorare, soprattutto se teniamo conto che questo governo non ha in alcun modo attuato misure per favorire la crescita del Mezzogiorno. Ma non solo, con l’ultima legge di Stabilità e nonostante le denunce del Movimento 5 stelle, il governo ha tagliato oltre 1 miliardo ai Fondi di rotazione previsti dalla legge 183/1987 destinato ai programmi operativi della Puglia, Campania e Sicilia nonché ha soppresso gli sgravi contributivi che erano previsti nella legge 407/90. Sgravi, quest’ultimi, necessari per incentivare le assunzioni soprattutto al Sud e che, dal gennaio 2015, non sono più usufruibili.SUD

I dati pubblicati da Svimez dimostrano la necessità e l’urgenza di introdurre una misura di sostegno al reddito, come il nostro Reddito di cittadinanza. Una misura che, oltre ad evitare il declino definitivo del Mezzogiorno, contribuirebbe ad aumentare i consumi, i profitti delle imprese e di conseguenza anche il livello d’occupazione.

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