Referendum del 17 aprile 2016 ed il suo lato oscuro

NEW ORLEANS, La. (July 12, 2005)--Thunder Horse, a semi-submersible platform owned by BP, was found listing after the crew returned. The rig was evacuated for Hurricane Dennis. USCG photo by PA3 Robert M. Reed

Questo referendum è un piccolo passo sul lungo cammino che dovrà svincolarci dai combustibili fossili. Le motivazioni più diffuse per votare il SI, seppur legittime, forse mancano il vero problema: si evidenzia l’inquinamento dei fondali, il rischio di sversamenti in mare (c’è in ballo anche un 9% di produzione petrolifera),  gli affari per i petrolieri, le alternative possibili come le rinnovabili che hanno raggiunto il 40% della produzione elettrica.

la sfida del Clima che non può essere combattuta solo a parole.

Parliamo e partiamo proprio dal Clima. Le fonti fossili sono in declino ??? In Italia “si”, ma nel resto del mondo non è affatto così.world-primary-energy-until-2014

 

 

Mtep = Milioni di tonnellate equivalenti petrolio

Nel resto del mondo, per i combustibili fossili, si vede al massimo un rallentamento dei consumi nel 2014, quasi certamente dovuto a cause economiche e meteorologiche, non certo per la crescita delle nuove rinnovabili (in calo da un +16,5% a un +12%), che ancora forniscono solo il 2,45% dei consumi totali.

Se le fonti fossili sono ancora in crescita, allora le emissioni climalteranti sono ancora in crescita.

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Mt = Milioni di tonnellate

Si potrebbe obiettare che però ora la situazione potrebbe evolvere velocemente a favore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, spostando grandi finanziamenti nel settore green.

In fin dei conti è questo il grande tema del cambiamento climatico: “dobbiamo cambiare strada”.

Già “ma chi” ??? Il 20% della popolazione mondiale (ci siamo anche noi) agiata e industrializzata ???  !!! Di sicuro per l’80% che aspira a raggiungere quel 20% non è possibile !!!

Se quell’80% raggiunge il nostro livello di benessere materiale, i grafici che sono qui sopra schizzerebbero verso l’alto. Inoltre, quell’80% ha tutto il diritto di vivere come noi, e si sta anche impegnando con tutte le sue forze per farlo, incoraggiato dal modello di Sviluppo che noi “industrializzati” per primi abbiamo creato e imposto.

Si chiama “Crescita Materiale Globale”. Che vuol dire avere più oggetti, spostarsi di più, mangiare meglio e più variato, avere case più grandi e un’infinità di servizi mangia-risorse tra cui rientrano anche l’istruzione, la sanità e la salvaguardia dell’ambiente (che è roba da ricchi “industrializzati”, ricordiamocelo). Tutte cose che consumano energia, risorse, suolo, e producono perdita di biodiversità inquinamento e gas serra, non solo nella loro normale attività o funzionamento, ma anche prima, quando vengono prodotti e costruiti. Un’auto nuova, ancora prima di fare un pieno, ha già consumato per la sua produzione l’equivalente in petrolio che consumerà in varie decine di migliaia di km (attorno ai 20.000 kWh di energia grigia per le auto tradizionali) e le auto elettriche o ibride non fanno eccezione. Per un computer ancora imballato è stato già usato circa un barile equivalente di petrolio.

Non c’è crescita delle rinnovabili e dell’efficienza energetica (la cosiddetta decarbonizzazione della società) che possa portare i poveri a livello dei ricchi industrializzati mantenendo l’aumento della temperatura del clima sotto ai 1,5°C decisi alla << COP 21 di Parigi >>.

IL NEMICO DIETRO LE TRIVELLE

Questa, come sappiamo, non è solo un’opinione di qualche complottista o scienziato un po’ estremista. Sono conclusioni scientifiche che vengono dagli anni ’70, quando ancora non si sapeva che i gas serra fossero una forma di inquinamento, ma si era già chiamato il problema con il suo vero nome: “I Limiti” della Crescita Materiale Globale.

Ed ora, che il Clima è entrato nell’agenda internazionale, gli studi che si basano su moderni modelli scientifici di previsione che considerano energia, clima e economia, giungono alle stesse identiche conclusioni. Il modello di Sviluppo, basato sulla Crescita Materiale Globale, non può più essere seguito perché se continuassimo su questa strada:

  • la necessaria riduzione nel consumo di combustibili fossili sarebbe solo parzialmente compensata da rinnovabili ed efficienza, producendo nei prossimi decenni carenze di energia e black out, incompatibili con la Crescita Materiale Globale;
  • se si provasse a mantenere la Crescita Materiale Globale, coprendo la quota di energia mancante ancora con le fonti fossili, l’esaurimento di quelle più pulite (Peak Oil and Gas) porterà ad utilizzare le più sporche, come il Carbone, facendo allora comunque scoppiare la bomba climatica;

L’unica via d’uscita viene indicata dagli stessi ricercatori:

…i paesi più industrializzati dovrebbero ridurre, in media, il loro uso pro capite di energia almeno di quattro volte e diminuire il loro PIL procapite all’attuale livello medio globale….

Tradotto per noi italiani: l’indicatore che misura (molto male) la “ricchezza” di ciascuno di noi – tutti -, dovrebbe più che dimezzarsi.

In altre parole, in modo controllato dovremmo decrescere volontariamente ora per evitare di decrescere rapidamente nei prossimi decenni per le carenze di energia o per la bomba climatica.

Quindi: siamo noi stessi il vero problema, il vero nemico, dietro le “trivelle”.

I rischi di una decrescita incontrollata sono la povertà, l’insicurezza alimentare, le guerre, la fine dei servizi essenziali come sanità ed istruzione. Grandi rischi per noi e persino moltiplicati per i paesi più poveri.

Votare SI al referendum per far progressivamente chiudere meno di 1/6 della produzione nazionale di idrocarburi non ci porta avanti di una virgola nella soluzione di questi problemi se non si diffonde anche la consapevolezza della portata delle sfide (anzi no usiamo le parole giuste), delle Crisi che abbiamo di fronte.

Le rinnovabili e l’efficienza da sole non bastano

Non è una cosa che si possa fare in 1 anno o in 10, ma l’alternativa è un baratro in cui potrebbe esserci tolto tutto, e da qualche parte bisogna pur partire. Sarà sufficiente: ristrutturare le società ricche, come quella italiana ??? Decidere quali beni e servizi siano meritevoli di esistere ??? Quali debbano e possono essere condivisi ??? quali debbano essere abbandonati ??? Porre fine ad alcune libertà di consumo ?? Cambiare le singoli abitudini di consumo di ciascuno di noi ???

Significherà, di conseguenza, affrontare ENORMI problemi sociali come l’occupazione; la perdita di alcune tutele !!!

Quindi, quando andremo a votare al referendum del 17 aprile e usciremo dal seggio chiediamoci, quanto di tutto ciò che è CONSUMISMO ci serve veramente per essere felici e realizzati, a quanto potremmo invece ragionevolmente rinunciare.

Perché la scelta non si fermerà lì.

La scelta ci sta venendo incontro e ci troverà.

Anche se non andremo a votare come chiede taluna classe politica TRASFORMISTA e legata alle ricchissime LOBBY del CONSUMO !!!!

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(fonte – http://www.aspoitalia.it/)

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