antonio guario agronomo xylellaE’ almeno dal 2005, cioè da 10 anni, che s’è registrato, documentato, osservato il fenomeno del disseccamento degli ulivi, nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto.

Lo scrive Antonio Guario (nella foto), allora direttore dell’Osservatorio fitosanitario regionale nella circolare tecnica con cui nel 2011 dà indicazioni su come contrastare la diffusione della lebbra dell’ulivo e come curare gli alberi. Si tratta di “suggerimenti”, ma sono identici a quelli che poi diverranno “obblighi” quando sarà ritrovata la xylella fastidiosa: potare le parti secche, trinciarle e bruciarle in loco, arieggiare la chioma, attenersi alle buone pratiche agronomiche seguendo le “Norme ecosostenibili per la difesa fitosanitaria e il controllo delle infestanti delle colture agrarie”, cioè le stesse “Norme” rese poi obbligatorie con il ritrovamento della xylella.

La malattia, scrive Guario, è diffusa a livello endemico da moltissimi anni (prima del 2005), ma s’è resa virulenta almeno dal 2005 a causa del cambiamento climatico, le piogge torrenziali, il clima caldo-umido anche in inverno. A questo, si somma l’abbandono delle colture e le mancate potature. Nel 2010-2011, precisa Guario, sono state portate avanti anche delle sperimentazioni sui campi, da parte dell’Osservatorio fitosanitario, dell’Università di Bari e di Foggia, per studiare i funghi patogeni e per misurare l’efficacia di alcuni prodotti commerciali.

Ma da alcune testimonianze, sentite anche dalla Procura di Lecce, apprendiamo che anche negli anni precedenti è stata notata la presenza di alcune persone, con tuta, cappuccio e mascherina, intente a fare delle sperimentazioni sugli ulivi nella zona “rossa”, l’epicentro da cui poi si sarebbe diramata l’infezione da xylella: zona Li Sauli, tra Gallipoli e Taviano.

L’ipotesi della Procura è infatti che il batterio della xylella sia stato inoculato volontariamente. Perché poi venisse trovato? E’ solo un’ipotesi, come detto. Proprio lì, dove sono iniziati a scoppiare virulenti non solo i batteri, ma anche gli appetiti edificatori.

giovanni martelli xylellaFin dal 2007 un professore di scuole superiori, Giovanni Martelli (nella foto), ha cominciato a notare il fenomeno del disseccamento degli ulivi, che poi nel 2013, prima che fosse comunicata la presenza di xylella alla UE, analizzò in una relazione redatta con i suoi studenti del quinto anno dell’Istituto agrario “Presta” di Lecce.

Ma il fenomeno del disseccamento è stato documentato e comunicato agli enti pubblici deputati a prendere le necessarie misure, cioè l’Istituto fitosanitario regionale, molto tempo prima.

Alle comunicazioni, seguirono anche le richieste del riconoscimento dello stato di calamità naturale. Che fu negato.

Chi avanzò le richieste, a chi, e perché fu negato lo stato di calamità naturale riconosciuto poco dopo a seguito del casuale ritrovamento del batterio della xylella fastidiosa, sono aspetti che meritano di essere approfonditi, come proveremo a fare in questa sede.

Il ritrovamento del batterio, questa è la vulgata diffusa su tutti i giornali, è stato possibile grazie alla “intuizione” del prof. Giovanni Martelli, che ad un certo punto, nel 2013, si sarebbe chiesto: “E se fosse xylella”?

E infatti xylella fu !!!

Il ritrovamento, grazie a quell’intuizione, del batterio da quarantena xylella fastidiosa, ha aperto le corde del borsellino dell’Europa. Corde che invece poco prima s’erano serrate, quando la richiesta dei finanziamenti legati al riconoscimento dello stato di calamità naturale avevano riguardato, qualche mese prima, la lebbra dell’ulivo.